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Cronaca di Roma

Non riescono a dormire per il frastuono e fanno chiudere i locali: è ‘guerra’ tra residenti e pub a Piazza Bologna

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I locali di Piazza Bologna

Da una parte i cittadini esasperati, quelli a cui la sveglia suona presto e che ogni notte devono fare i conti con musica a tutto volume e schiamazzi. Dall’altra i dipendenti, i titolari del bar e dei locali della zona della movida di Piazza Bologna, stanchi di dover chiudere la saracinesca e stare per diversi giorni senza lavorare. Tra un rimpallo di responsabilità e l’altro: per i residenti la ‘colpa’ è la loro, per i lavoratori ogni ‘avviso’, ogni segnalazione e ogni chiamata alle forze dell’ordine è una mancanza di empatia. Convinti sostenitori che dietro le attività ci siano delle famiglie, che vivono di quello. 

La chiusura di altri locali in Piazza Bologna 

Proprio pochi giorni fa i Carabinieri hanno eseguito delle determine di chiusura, per ben 15 giorni, nei confronti di 3 locali di Piazza Bologna. Il motivo? La movida ‘selvaggia’ perché gli esercenti sarebbero stati scoperti più volte a violare il regolamento di polizia urbana, tra schiamazzi e alcol a fiumi. E a tutte le ore, anche e soprattutto in piena notte.

L’intervento dei militari ha fatto ‘tirare’ un sospiro di sollievo ai residenti. Ma non certo ai lavoratori, che hanno deciso di dire quello che pensano e di farlo mettendo tutto nero su bianco, su una sorta di ‘volantino’ ben in vista su quella saracinesca. Che resterà chiusa per due settimane. 

Lo ‘scontro’ tra i cittadini e i titolari dei locali 

“Da oggi e per ben 15 giorni resteremo chiusi”. Si legge sul bigliettino, dove si ribadisce che la chiusura non è certo dettata dalle ferie. Poi la pungente ironia e il messaggio chiaro e inequivocabile rivolto ai residenti: “Ringraziamo chi di dovere per averci notificato di essere noi il disturbo alla quieta pubblica, di essere noi a non permettere ai residenti di dormire, di essere noi a non permettere di aprire le finestre in queste notti di estate torrida“. 

Chi ha scritto quell’avviso ci ha tenuto a specificare che dietro ogni attività ci sono delle famiglie, ben 8, che vivono di quello. Ci sono giovani che ‘stanno cercando di crearsi un futuro’. E ci sono imprenditori ‘che cercano giorno per giorno di garantirglielo’. Il volantino è stato sì messo sulla saracinesca dei locali, ma anche fotografato e diffuso sui social, dove si è scatenata la polemica. 

Il biglietto lasciato dai titolari dei bar chiusi a Piazza Bologna

(Foto dalla pagina FB Quelli di Piazza Bologna)

La polemica 

Chi ha condiviso il post ha puntato il dito contro i residenti, quelli che più volte hanno lamentato di vivere in un quartiere dove sembra difficile (quasi impossibile) dormire per la musica a tutto volume, per i ragazzi che alticci danno in escandescenze. Secondo alcuni (pochi) i titolari dei locali vanno quasi ringraziati, non certo puniti. Il motivo? Sono loro, con le loro attività, a rendere viva la zona, quella dove gli affitti sono alti, quella ‘preferita’ dagli studenti perché a pochi passi dall’Università La Sapienza. “Spero che impariate a prendere provvedimenti più intelligenti” – tuona Alessia. E al suo commento, che sembra essere un po’ fuori dal coro, ne seguono altri, a bizzeffe, ma tutti legati dallo stesso comune denominatore: quei locali andavano chiusi. 

Il punto di vista dei residenti 

Sono in tanti, infatti, i cittadini stanchi, certi che quello non sia divertimento. Ma solo un continuo disturbo. Perché mentre fuori i ragazzi, a detta loro si divertono, dentro le case i residenti non riescono a chiudere occhio. Gli stessi che magari alle 6 di mattina devono uscire dalle loro abitazioni per andare al lavoro. E se è vero che ogni mestiere va rispettato, quindi anche quello degli imprenditori che hanno messo in piedi dei locali nella zona della movida, è altrettanto vero che ci sono degli orari da tenere bene in mente. E che, forse, non è giusto  ‘scambiare’ la notte per il giorno. C’è chi vuole divertirsi, chi semplicemente riposare. E magari, è possibile fare entrambe le cose. A patto che ci sia il rispetto reciproco. E che questa ‘guerra’ finisca, con la speranza di poter presto trovare un punto d’accordo. 

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