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Cronaca Pomezia

Pomezia, ‘Non sei abbastanza magra per stare al ricevimento, al limite puoi fare la cameriera’: ragazza umiliata al colloquio di lavoro

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body shaming

Non era abbastanza magra per poter stare all’accoglienza, ma poteva andar bene – al limite – per fare la cameriera. L’episodio di body shaming è avvenuto oggi a Pomezia, in un ristorante etnico aperto da poco in via dei Castelli Romani.

Body shaming al colloquio

La ragazza si è presentata al colloquio di lavoro per un posto di addetta al desk. L’offerta, di cui era venuta a sapere tramite un’amica, era non solo allettante, ma anche perfetta per le caratteristiche di M. S., 21enne di Pomezia.

La giovane, studentessa universitaria al terzo anno di sociologia, era alla ricerca di un posto di lavoro per pagarsi gli studi. Non appena saputo che nel ristorante stavano cercando una figura da inserire all’accoglienza, ha chiamato per fissare un colloquio. L’appuntamento le è stato fissato per oggi. Ma non è andato come sperato.

Il colloquio

“Non sei abbastanza magra, potresti stancarti per questo ruolo”, le hanno detto. “Se vuoi, possiamo offrirti un posto da cameriera. L’incongruità dell’offerta era palese: al desk non si fa “avanti e indietro” come si fa in sala. Cosa che la ragazza ha fatto notare. “Scusi, perché pensa che potrei stancarmi? Non mi ha provata. Le assicuro che non mi stancherei. E comunque, il ruolo di cameriera di sicuro prevede più movimento fisico rispetto a quello all’accoglienza”, ha ribadito al suo interlocutore.

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La reazione

Ma dall’altra parte non c’è stata possibilità e la giovane, che – l’abbiamo vista di persona – è assolutamente di taglia normale, si è alzata e se ne è andata.

“Non è che ho voluto denigrare il posto di cameriera”, ci ha spiegato, “ma sono rimasta veramente male per come mi hanno trattato. Parlo due lingue oltre all’italiano – spagnolo e inglese – mi impegno tantissimo in tutto quello che faccio. Mi ero presentata per quel posto sapendo di avere tutte le carte in regola, invece mi hanno umiliata, facendomi sentire inadeguata fisicamente. Come avrei potuto accettare di lavorare per qualcuno che tratta così le donne e gli esseri umani in generale?”

Un’umiliazione che la 21enne si porterà dietro come una ferita, anche se in tanti, a partire da noi, le abbiamo detto che è una bellissima ragazza. E che le persone brutte, ma brutte davvero, sono quelle che non riescono ad andare al di là del proprio naso, esprimendo giudizi che si fermano a un’apparenza distorta.

Body shaming: la stupidità ai tempi del social

 

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