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Cronaca di Roma

Rebibbia, detenuto stacca a morsi il mignolo dell’agente e poi lo ingoia: la cruenta dinamica

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Roma, detenuto stacca a morsi il dito della guardia

Roma, Rebibbia. Un’aggressione brutale e cruenta, ai danni di un agente: gli ha sferrato un morso al mignolo e poi ha ingoiato l’arto mutilato senza pensarci due volte. Una scena da cui anche il maestro Argento avrebbe avuto molto da imparare.

Aggressione da film horror 

L’aggressione, però, è costata al boss Giuseppe Fanara un posto riservato nel banco degli imputati, in un’aula del tribunale di piazzale Clodio. Il sostituto procuratore Giulia Guccione ha infatti chiesto e ottenuto il giudizio immediato nei confronti del 62enne siciliano, come riportato anche da Repubblica.

I fatti del giugno 2020

Il fatto risale, in realtà, al giugno di due anni fa (2020), quando Fanara si trovava rinchiuso nel carcere di Rebibbia, a Roma. L’uomo, però, non è di certo un novellino negli ambienti: soggiorna nei penitenziari italiani già dal 1999, quando era stato arrestato e poi successivamente condannato all’ergastolo al termine del processo “Sicania 2”. Questo il nome dato al blitz antimafia che fece luce all’epoca su cinque omicidi irrisolti e due agguati falliti avvenuti il Sicilia negli anni novanta.

Le indagini e il passato del boss

Secondo quanto raccolto dagli inquirenti che hanno lavorato al caso, Fanara era all’epoca al vertice di Cosa Nostra quando lo avevano fermato. Poi, dal 2011 è recluso al 41-bis: il carcere duro. Ma anche dopo anni dietro le sbarre, il soggetto ha continuato, a quanto pare, ad accumulare altre contestazioni. Ora la Procura, per il folle gesto, lo accusa di esioni aggravate, lesioni gravissime e resistenza.

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La dinamica dell’aggressione in cella a Rebibbia

Dunque, tornando all’aggressione in questione, il 17 giugno di due anni fa, l’uomo era andato in escandescenza al momento in cui gli erano state comunicate le nuove misure dettate dalla pandemia e che prevedevano una restrizione dei colloqui con i familiari. Così, proprio durante le sue contestazioni alle regole, Fanara ha aggredito alcuni agenti di polizia penitenziaria. Stava pulendo la sua cella quando gli agenti sono entrati. Poi, aveva afferrato al collo un poliziotto, che ha reagito inevitabilmente.

Colluttazione con diversi agenti

Ne è seguita una lunga colluttazione, durante la quale i due sono caduti a terra, sul pavimento ancora bagnato e scivoloso. Poi, Fanara ha sferrato un pugno al suo avversario, prendendolo in pieno volto, e infine gli ha morso la mano destra staccandogli letteralmente un dito: il mignolo. Poi, stando alle testimonianze, la lotta sarebbe andata avanti anche contro i colleghi della vittima. E solamente dopo molto tempo, si è placato e lo hanno fermato. 

Dito staccato e ingoiato

La cosa più tetra di tutto ciò è che, durante l’ispezione nella cella alla ricerca dell’arto brutalmente amputato, nessuno è riuscito a ritrovarlo. Per tale ragione, gli investigatori sospettano che Fanara lo abbia ingoiato. L’accusa che pende su lui, ora, è di lesioni gravissime e resistenza ed è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Sassari. 

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