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Cronaca di Roma

Stupro Garbatella, identikit del violentatore: impotente, violento e spietato. Gli elementi delle indagini

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Violenza

Roma. Sono trascorsi oltre 30 giorni, ma quel drammatico avvenimento è ancora inciso nella mente e nel ricordo degli abitanti del quartiere, e di tutta la città. E, nonostante il tempo, per lo stupro alla Garbatella della donna di 44 anni, non c’è ancora nessun indagato per la Polizia. C’è però un’ipotesi concreta: quella per cui la violenza sia stata pianificata, premeditata da tempo, e che quella donna, soprattutto, non sia una vittima casuale della foga sessuale di un uomo, o di un raptus improvviso. L’uomo che ha inizialmente cercato di strangolare, e poi violentare la sua vittima, pare che l’abbia anzitutto seguita per diverso tempo, se non addirittura aspettata vicino alla sua auto, con un appostamento deciso a priori. Si tratta solamente di una pista, insieme alle tante altre sul tavolo degli investigatori impegnati sul caso. Ad ogni modo, una svolta avverrà solamente quando arriverà il risultato del DNA sul lembo di un guanto in lattice trovato dentro l’auto della vittima. Si spera, in sostanza, che quella traccia di genoma possa coincidere nella banca dati in cui sono inseriti i nomi di chi è pregiudicato, come dichiarato anche da Repubblica. 

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La sospetta impotenza del violentatore

Si tratta dell’aspetto principale al vaglio degli esperti della quarta sezione della squadra mobile, che si occupa di reati sessuali e violenza di genere. Si sospetta che lo stupratore sia impotente, e che proprio per questo motivo sia stato particolarmente violento con la donna, procurandole ferite per ben 30 giorni di prognosi. L’aspetto psicologico ha sempre un certo peso negli abusi e nelle violenze. Un investigatore ha detto, in merito: “Quell’uomo era arrabbiato, ha sfogato su quella povera donna tutta la sua frustrazione” .

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I guanti nell’auto

Il secondo elemento degno di nota, al vaglio delle indagini, e ritenuto centrale per una svolta, è sicuramente il guanto in lattice ritrovato: l’aggressore pare li abbia indossati per non lasciare tracce di sé – altro elemento a favore della tesi della premeditazione, rafforzando così l’ipotesi della pianificazione anticipata. Di fatto, la vittima quando è stata sorpresa all’improvviso, e alle spalle, in via Valignano, ha subito creduto di essere davanti a un rapinatore e ha consegnato i 150 euro che aveva dentro la sua borsa. Quella sera pioveva a dirotto, 30 settembre, intorno alle 23.30. In un ristorante c’erano le sue amiche ad aspettare la vittima. Lei era andata un attimo a recuperare la macchina, perché nessuna aveva con sé l’ombrello. In quel frangente, lo stupratore ha attaccato la sua vittima: “Una violenza spropositata, senza motivo. Lui poteva prendersi la macchina, la mia borsa, il telefonino, tutto. Invece voleva solo farmi del male, violentarmi. Era questo il suo obiettivo”, è stata la constatazione della vittima, a mente lucida. La donna ha iniziato a dimenarsi, cercando di sfuggire al suo aggressore, e così lui ha perso un guanto prima di scappare via. 

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