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Ruba dei cioccolatini, bimbo di 4 anni ammazzato di botte. I genitori: ‘È caduto’

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Abusa del minore e dell'amichetto di 10 anni

Massacrato di botte ed ucciso per aver mangiato dei cioccolatini. Una storia terribile quella che arriva dall’Argentina e che vede protagonista un bambino di appena 4 anni di nome Renzo. I genitori, Victoria Belen Godoy e il patrigno Luis Alberto Gallo, prima di portarlo in una struttura sanitaria della provincia di Buenos Aires hanno dichiarato che il figlio Renzo ‘era caduto dalla vasca da bagno’ riportando delle serie ferite. I fatti risalgono al 23 dicembre scorso, a riportare la notizia è il Mirror. 

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Bimbo massacrato di botte per aver mangiato dei cioccolatini 

Arrivato nella struttura sanitaria il piccolo è stato dichiarato morto. L’autopsia, tuttavia, ha svelato subito la drammatica verità: il bimbo era stato ferocemente picchiato. Sul suo corpo c’erano anche diversi lividi, non imputabili al presunto pestaggio. I genitori sono adesso accusati di omicidio. Secondo la polizia il patrigno avrebbe picchiato il bambino per aver mangiato dei dolci che il piccolo avrebbe portato a casa per far assaggiare alle altre bambine. I due, stavano insieme da 14 mesi e avevano cinque figli: un neonato di due mesi, due bimbe e Renzo; un altro bambino di 10 anni era invece affidato alle loro cure da un’altra relazione. 

Il fratellino e la denuncia della zia 

A rivelare l’accaduto è stato il fratellino di Renzo, ascoltato da alcuni terapisti. Stando alle prime ricostruzioni, il patrigno avrebbe afferrato il bambino per la gola costringendolo a dirgli chi avesse mangiato i dolci. La zia paterna di Renzo, Daniela, ha poi denunciato su Facebook: ‘Il fratellino di Renzo era spaventato e ha detto che il colpevole era Renzo. È stato allora che il bimbo ha cominciato a essere picchiato. Il fratellastro ha visto tutto. È stato ucciso per aver mangiato un cioccolatino’, ha affermato la zia. Indagini in corso da parte dell’Autorità per capire se la coppia abbia o meno sottoposto i figli ai lavori forzati. 

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