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Siccità, allevatori costretti ad abbattere il bestiame: ‘Costi insostenibili’

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L'aumento dei prezzi causato da guerra e siccità fa sentire i propri effetti anche sugli allevamenti

La siccità, la guerra, l‘aumento dei prezzi, insomma, il periodo storico che stiamo vivendo non può dirsi certamente dei più rosei. E le conseguenze, purtroppo, non tardano ad arrivare. L’aumento del costo delle materie prime, uno su tutti il grano, fa sentire forte le proprie conseguenze all’interno degli allevamenti, mettendo a dura prova gli allevatori che, talvolta, si vedono costretti a ricorrere a drastiche — e impensabili fino a poco prima —  soluzioni

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Siccità, avanza l’ipotesi dell’abbattimento degli animali 

Com’è prevedibile, negli allevamenti la parte del leone è giocata dai costi. Se le spese si sono sempre dovute sostenere, adesso i costi — complice la delicata situazione internazionale e la conseguente inflazione — sono diventati davvero insostenibili. Lo sanno bene gli allevatori che, stretti in questa morsa, si trovano a dover prendere delle drastiche decisioni. 

Rientra tra quest’ultime l’abbattimento forzato degli animali, mucche comprese. Nel caso specifico delle mucche, se si considera ch’esse necessitano di sei chili di cereali al giorno ciascuna, sfamarle in un anno costerà un euro in più ogni 24 ore. Cifre non indifferenti e, numeri alla mano, le ragioni dell’abbattimento forzato menzionato pocanzi sono, ahimè, presto spiegate. 

Aumento dei prezzi 

Questa soluzione appare l’unica possibile nel momento in cui si devono ridurre i costi di un allevamento. E purtroppo, tra gli allevatori, l’ipotesi sta diventando quella maggiormente comune ed adottata.

D’altronde, l’aumento dei prezzi del foraggio e dell’energia non permette di optare per una diversa soluzione. Ulteriori, concreti esempi sono la mancanza di fieno causato dalla siccità o ancora, i prezzi del grano ,del mais e dalla soia, saliti letteralmente alle stelle per via del conflitto in Ucraina. Costi che sembrano irrisori ma che si fanno sentire in tutta la loro forza soprattutto nelle tasche dei piccoli produttori. 

E se in estate il problema è, in un certo qual modo, tamponato, circoscritto in quanto gli animali sono all’alpeggio, in inverno — quando torneranno nelle stelle —  i costi per chi se ne è occupato fino a questo momento, saranno decisamente diversi. 

 

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