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Ostia non è Suburra: i lidensi contro la serie tv che infanga la città

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Suburraeterna

Ostia=Mafia. Un’equazione diretta. Almeno nell’immaginario di chi a Ostia non c’è mai stato, ma ha visto Suburra. E vedrà lo spin-off, le cui riprese inizieranno lunedì proprio nel quartiere romano che si affaccia sul mare. Per questi episodi si girerà per quasi due mesi in via dell’Idroscalo, nei pressi del parcheggio tra via Mario Mastrangelo e via Carlo Avegno. Due mesi in cui ci sanno sparatorie, incendi, episodi di violenza. Per finta, come se non bastassero quelli veri. Molti più di quelli. In modo esagerato, tanti da far dipingere Ostia peggiore di quello che è. Ma facciamo un passo indietro, precisando che Suburræterna sarà uno spin-off di Suburra, con una trama che al momento non conosce nessuno.

Ma conosciamo quanto la serie Suburra, e il precedente film di Stefano Sollima, danneggiò l’immagine di Ostia Lido: la descrissero come un territorio di mafia, in balia di guerre intestine tra clan, con spacciatori in ogni piazza e soprattutto in un contesto dove potevi essere gambizzato anche nel salotto buono della Città.

Ostia “venduta”, da chi?

Ostia ha i suoi problemi, che nessuno nega. Ma la serie televisiva di Netflix, con la propria vena artistica, romanzò una realtà che su questo territorio è stata amplificata all’ennesima potenza per catturare ascolti facili. Amplificata per elevare ulteriormente lo stato dei personaggi interpretati da Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara (Aureliano Adami e Spadino), in modo da diventare modelli di una cultura pop tra i giovani.

Eppure, in una chirurgica operazione di marketing per portare soldi a Netflix, in quasi ogni scena si è messa in atto una macchina del fango contro Ostia e i suoi cittadini. Una gogna mediatica cui nessun Sindaco – o Sindaca – si è mai opposto, tantomeno i Presidenti del X Municipio di Roma Capitale che si sono succeduti. Ma un po’ tutta la politica, in tutto l’arco parlamentare, ha sempre abbassato il capo davanti all’idea di attaccare un grandissimo marchio come Netflix. Ma di tutto ciò, di chi è la colpa? Di un regista che racconta, seppur in maniera distorta ma forse bonaria, una storia? O di uno Stato assente e che non evita la presenza di certi boss su questo territorio?

Boss diventati divi… o aspiranti politici

Altro danno che hanno fatto le serie televisive sui clan criminali, tipo “Suburra” e “Gomorra” per esempio, è quello di aver ingigantito, ulteriormente, la megalomania di certi boss del crimine locali e in giro per l’Italia. Acceso nelle loro testa l’idea di essere “Re incontrastati”, tanto da vedere serie televisive che s’ispiravano alle loro gesta. Dinamiche che li hanno levati dall’ombra del mondo occulto del crimine, portandoli alla ricerca spasmodica delle telecamere televisive e aprendoli ad ambizioni politiche.

Davanti a tutto ciò, la colpa è unicamente di un responsabile: lo Stato. Lo Stato che lascia liberi certi boss, magari sullo stesso territorio di Ostia. Lo Stato che dipinge questo territorio come quello degli “appestati”, nonostante qui vivano professionisti, intellettuali e onesti cittadini che gli pagano le tasse. 

Ostia è anche altro

A Ostia c’è la mafia, è vero. È stato riconosciuto nei processi contro i clan. Gli Spada, i Fasciani tanto per dirne alcuni. Ma a Ostia non ci sono solo loro. C’è Giovanni, disoccupato, che passa le giornate a dipingere le ringhiere del cavalcavia, abbandonato dal Municipio. E che non spende nulla dei soldi che ha raccolto – neanche per mangiare – per poter comprare la vernice e finire il lavoro. Che fa gratis. 

Ci sono tutti quei cittadini che hanno fatto a gara per ricomprare i libri che un vandalo ha bruciato, dando fuoco al banchetto di piazzale Magellano. C’è gente che, pur non finendo sui giornali, lavora onestamente ogni giorno e si dà da fare per migliorare il proprio quartiere. Mentre la politica se ne disinteressa, ricordandosene al momento del voto. 

Andrea Rapisarda e Maria Corrao

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