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Cronaca di Roma

Roma, pestato a sangue con delle spranghe: l’uomo è in fin di vita

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Roma, ''gladiatori'' aggrediscono i turisti

Roma. Un pestaggio violento e furioso. Pochi minuti, durati un’eternità, che hanno ridotto la vittima in condizioni gravi. In due lo hanno colpito più volte con delle spranghe. Lui cercava di chiedere aiuto, alzando il braccio, pregando loro di fermarsi. Ma loro, invece, hanno continuato finché l’uomo non è rimasto quasi in fin di vita, incapace di reagire.

Regolamento di conti sulla strada: pestato e ridotto in fin di vita

Poco prima, la vittima era crollata a terra, completamente stordita e ormai stremata dai colpi inferti dai picchiatori. Una volta al suolo, però, gli aggressori non si sono fermati ed hanno continuato ad infierire su di lui

Forse, un regolamento di conti urgente, necessario, dal momento che il tutto si è svolto davanti ai passanti, in una zona abbastanza trafficata. Una scena che ha fatto rabbrividire chi ne è testato un involontario testimone. I picchiatori, dopo il loro regolamento di conti, si sono allontanati, fiduciosi di averla fatta franca. Ma così non è stato.

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La dinamica dell’aggressione a Primavalle

Il linciaggio è avvenuto nella mattinata di mercoledì scorso, 7 settembre, nel pomeriggio (14.00), sotto la luce del sole. La strada è quella in via Andersen, nel quartiere Primavalle. Armati di mazze, qui, due italiani, entrambi 32 anni, con precedenti per spaccio di droga, con il volto scoperto si sono fiondati sulla loro vittima e hanno iniziato a pestarla.

Quando gli agenti sono arrivati sul posto, il malcapitato, romano sui 45 anni, è distrutto al suolo in fin di vita. Non riesce a muoversi, e l’ambulanza, una volta arrivata sul posto, lo trasporta in codice rosso al San Filippo Neri, prognosi riservata.

Le indagini lampo e gli arresti

Gli agenti di Polizia, invece, iniziano subito le loro indagini sui picchiatori. La coppia viene arrestata prontamente, qualche ora dopo grazie a un’indagine lampo del reparto volanti. Se ne stavano tranquilli in un quartiere limitrofo, contando probabilmente sull’omertà di quanti avevano assistito alla scena.

Ma non avevano considerato un dettaglio: le telecamere di video-sorveglianza disseminate nella zona. L’accusa nei loro riguardi è di tentato omicidio, con la quale sono stati portati presso il carcere di Regina Coeli

 

 

 

 

 

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