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Stop alle forniture del gas russo, in Italia si rischia il lockdown energetico? Le ipotesi

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Mercato libero del gas

La guerra in Ucraina continua, nonostante l’abbassamento dell’attenzione mediatica registrato nelle ultime settimane. E, insieme ad essa, la preoccupazione per la riduzione delle forniture di gas russo. L’Italia e l’Europa tutta sono in forte apprensione. Ora, la Commissione Europea ha predisposto il piano d’emergenza per l’inverno, preparandosi a una riduzione dei consumi del 15%, ma che per alcuni Paesi – Italia in testa – verrà più che dimezzata al 7%.

Il piano per il gas in vista dell’inverno

In Italia, intanto, il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, si dice ottimista, sostenendo che se il prossimo non dovesse essere un inverno particolarmente rigido non ci dovrebbero essere problemi rilevanti. La prima strategia, già adottata, è quella di ridurre a 19 gradi la temperatura negli uffici pubblici (invece di 20). 

Lockdown energetico: quanto è reale?

Oltre a ciò, verrà inoltre raccomandato ai cittadini di seguire le stesse indicazioni nelle abitazioni private. Ma non è detto che tutto questo basti. Addirittura, alcuni esperti parlano di rischio di lockdown energetico, con la possibile chiusura forzata di scuole, uffici e fabbriche proprio come avvenuto durante la pandemia. Ma questo rischio è davvero così concreto? Questa è la domanda cruciale. 

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Le ipotesi

La principale incognita in tutta questa faccenda riguarda le forniture di gas russo. Il timore è che il presidente Vladimir Putin possa decidere di tagliare ulteriormente le forniture, forse addirittura azzerandole. Proprio in questo scenario limite scatterebbe la riduzione forzata dei consumi in Ue.

Per il momento, di fatto, la Russia ha già ridotto le forniture attraverso il gasdotto Nord Stream 1, che lavora al 20% della capacità. Ma il rischio di un taglio totale è concreto.

La situazione del gas in Italia

Il quotidiano la Repubblica riporta un’analisi svolta dalla società di consulenza strategica EY, nella quale si sottolinea che l’Italia si è mossa bene “sia per reattività che per qualità delle azioni” nel contesto europeo, riuscendo a diversificare le fonti di gas ed energia. Si pensi ad esempio al potenziamento dei gasdotti da Algeria e Libia, con l’aumento della produzione nazionale e con l’ottimizzazione degli stoccaggi. Ma anche con l’acquisto di due nuove navi rigassificatrici.

Dando uno sguardo a qualche numero sulle forniture di gas, l’anno scorso l’Italia ha importato 29 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia su un totale di 76 miliardi di consumi. Ora si ha già la possibilità di dimezzare a 14 miliardi le importazioni dalla Russia. Tuttavia, il rischio rimane: quello che si passi da una dipendenza all’altra, in questo caso nei confronti dell’Algeria: la via è diversificare il più possibile le fonti.

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