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Quota 103 per l’anticipo della pensione: come potrebbe funzionare la nuova misura del governo Meloni

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Andare in pensione a 62 anni

Il Governo guidato dal premier Giorgia Meloni, pensa a una nuova riforma sulle pensioni, ovvero la “Quota 103”. Un’idea che verrebbe progettata per un nuovo ingresso anticipato alla pensione, anche se di fatto conterebbe vantaggi e svantaggi per il lavoratore e lo Stato, soprattutto in un periodo di stallo sul piano economico. Se andiamo a guardare i passati governi, sicuramente questa proposta guarda con interesse “Quota 100” di Claudio Durigon e ambisce al complesso obiettivo di una “Quota 41” per tutti i lavoratori. 

L’idea del Governo per Quota 103

Sono giorni di riflessione per il governo Meloni, in questi giorni alle prese con le valutazioni sul nuovo decreto Aiuti e sulla Legge di bilancio. Bisognerà capire se ci sarà spazio per rispondere alle richieste di quei lavoratori che, viste le promesse fatte in campagna elettorale, chiedono una strada alternativa a quella tracciata dalla Fornero per l’accesso alla pensione. Le proposte avanzate in queste prime settimane di governo sono state diverse, da “Opzione uomo” a una “Quota 102” rivisitata.

L’ultima, in ordine cronologico, si può definire come “Quota 103”, dove, come per tutte le quote, il diritto alla pensione verrebbe raggiunto una volta che la somma tra contributi ed età anagrafica dà come risultato un certo numero, 103 in questo caso. Le riflessioni del governo Meloni partono dalla proposta della Lega di estendere a tutti la possibilità di accedere alla pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica.

L’idea per la nuova “pensione anticipata”

La misura, già oggi presente nel nostro ordinamento, ma per una platea contenuta visto che vi possono accedere solamente alcuni lavoratori precoci, ossia gli appartenenti alle categorie dei fragili. L’intenzione ella Lega è di estendere a tutti tale possibilità, limitando i costi con un ricalcolo contributivo dell’assegno per chi vi accede. Tuttavia, il ricalcolo contributivo proprio non piace ai sindacati, i quali chiedono che un’eventuale riforma delle pensioni sia al netto di penalizzazioni in uscita. Per la stessa ragione è stata bocciata l’idea di estendere anche agli uomini l’accesso a “Opzione donna”.

Estendere a tutti “Quota 41”, senza nel contempo prevedere penalizzazioni o paletti, non è però possibile viste le risorse che una tale misura richiederebbe: un esborso che va dai 5 miliardi l’anno a un picco di 9 miliardi, che quindi andrebbe a incrementare ulteriormente la spesa pensionistica. Ecco perché, guardando a quanto già fatto con “Quota 100”, si sta pensando di introdurre un nuovo sistema dove il diritto alla pensione si raggiunge una volta che la somma tra contributi ed età anagrafica dà come risultato 103, fissando però dei paletti tanto per l’una quanto per l’altra componente.

Come funzionerà la nuova proposta di pensione anticipata?

Secondo voci di corridoio al Ministero dell’Economia e del Lavoro, “Quota 103” potrebbe funzionare al pari di quanto già fatto con “Quota 100” prima e con “Quota 102” poi: il diritto alla pensione, quindi, verrebbe raggiunto quando la somma tra età anagrafica e contributi previdenziali dà come risultato 103. L’età minima potrebbe essere fissata a 61 anni, mentre per i contributi il minimo dovrebbe essere almeno pari a 40 anni.

I punti deboli della riforma pensionistica?

Una tale misura non dovrebbe prevedere penalizzazioni, tuttavia già il solo fatto che si va in pensione prima comporterà una riduzione dell’assegno. Il sistema di calcolo contributivo, che si applica per i contributi che riferiscono al periodo successivo all’1 gennaio 1996, tende a sfavorire coloro che anticipano l’accesso alla pensione applicando loro un coefficiente di trasformazione, ossia quel parametro con cui il montante contributivo accumulato si trasforma in assegno di pensione, più svantaggioso.

Basti pensare che per chi va in pensione a 67 anni il coefficiente è del 5,575%, mentre a 61 anni, ad esempio, è del 4,639%. Come dire che un montante contributivo di 200.000 euro a 67 anni garantirebbe una pensione annua da 11.150 euro, mentre a 61 anni di appena 9.278 euro, con una riduzione quindi di circa 2.000 euro. Ecco perché, semmai il governo dovesse effettivamente dare il via libera a “Quota 103” bisognerebbe comunque fare un’attenta valutazione prima di accedervi, visto che anticipare di troppo l’accesso alla pensione potrebbe incidere significativamente, e negativamente, sull’importo dell’assegno.

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