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Anzio e Nettuno ‘criminali’, ma la giustizia non c’è: solo una multa per chi massacrò Tommaso

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Tommaso aggredito a Nettuno
Omicidi, pestaggi, accoltellamenti, furie incontenibili a volte senza alcun motivo. Dietro la calma apparente di Anzio e Nettuno cittadine talmente belle da conquistare – almeno Anzio – la Bandiera Blu e da accogliere ogni anno migliaia di turisti, si nasconde un sottobosco inquietante.
Mafia, ‘ndrangheta, camorra. E ancora microcriminalità, con babygang o bande di maggiorenni che si affrontano nel borgo di Nettuno o al porto di Anzio.
E a volte a rimetterci è chi non c’entra nulla. Come Tommaso, un ventenne che due anni fa è stato brutalmente aggredito a Nettuno da due ragazzi di Anzio. Sarebbe bastato solo un altro calcio per morire. 
Per lui, come da referto del San Camillo, dove era stato ricoverato, lesioni gravissime, base orbitale rotta, emorragia interna oculare, vista persa per tre mesi, tagli con suture e denti rotti.
In questi giorni si è concluso il processo.

La sentenza

A far sapere l’esito del processo di primo grado è la mamma di Tommaso, Maria. E l’esito non è di certo stato quello che tutti si aspettavano. 

«Il Tribunale di Velletri ha rigettato le lesioni gravissime. Nonostante ci fosse un fascicolo di 90 giorni di ricovero redatto dal San Camillo, reparto maxillo facciale e oculistico. Agli atti c’erano anche riprese delle le telecamere agli atti, che riportavano il pestaggio di Tommaso. Da lì si riconosceva benissimo mio figlio, dal tatuaggio al braccio. Ma a quanto pare, pure le telecamere sono state inutili», racconta la donna indignata.

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“Ritira la denuncia, altrimenti prendiamo tuo figlio e lo puniamo”

«Ai due imputati la pena detentiva è stata commutata in 9 mila euro di multa, da pagare a favore dello Stato italiano», prosegue Maria. Al dolore vissuto in questi lunghi mesi adesso si aggiunge quello di non aver avuto giustizia.

«Ho chiesto numerose volte di essere ascoltata dal Primo Cittadino, tramite i social che so che vengono letti da chi di dovere. Ma sono rimasta sola e inascoltata. Abbandonata. Volevo raccontare delle bande che girano tra Anzio, Nettuno e Aprilia, degli spacci di droga: cocaina, crack e altro. Dei tunisini, degli albanesi e dei Casamonica, lo so da due anni, perché ho ascoltato tutti quelli che mi volevano parlare. Brutti e buoni. A illo tempore sono stata “consigliata” di ritirare la denuncia e di stare calma, di tacere, di abbassare i toni, perché sarebbero tornati quelli più grossi e sarebbe stato facile per loro prendere Tommaso nel territorio, per punirlo definitivamente».

Storie che fanno paura solo a raccontarle. Ma lei, Maria, non ha avuto paura. E la denuncia non l’ha ritirata.

È gente che gira con il coltello in tasca, che è normalità nel territorio

«I due che hanno quasi ammazzato Tommaso sono conosciuti dalle forze dell’ordine e hanno un casellario strapieno di reati. Eppure nessuno li sbatte in galera. Chi vuole insabbiare cosa, quando è tutto evidente? Chi difende questi delinquenti? È gente che gira con il coltello in tasca, che è normalità nel territorio. È gente che mena tanto per picchiare. Esiste un DASPO urbano. Si deve applicare. Si ferma la gente, si vede il casellario e si dà l’interdizione a stare ad Anzio e Nettuno, nei luoghi della movida. Si devono proteggere i ragazzi perbene, non i delinquenti», si sfoga Maria.

Le accuse: soldi facili in tasca ai giovani frutto dello spaccio

Ma la donna lancia anche accuse pesanti. Le sue parole non sono dette a cuor leggero, ma frutto di quanto raccolto in due anni di confidenze raccolte in strada, di messaggi ricevuti, di storie vissute da vicino proprio grazie all’esperienza di suo figlio, che l’ha fatta avvicinare a un mondo sconosciuto. In tanti, infatti, le hanno voluto esprimere solidarietà in modi diversi, anche raccontandole quanto succede nelle piaghe della città. E molto altro ha visto con i suoi occhi, che adesso vedono in modo diverso rispetto a prima.

«Molti ragazzi del territorio hanno soldi facili in tasca, perché questi giovani vengono usati per spacciare. Ci si lamenta che non si trova personale per lavorare, diamo colpa al RDC, ma siamo sicuri invece che si alzano più soldi con la vendita della droga, visto che girano dosi da 5 euro per i ragazzini

(In)Giustizia

Maria poi torna sulla sentenza che riguarda suo figlio.
«Hanno commutato la pena detentiva in pena pecuniaria. Ma come fa il tribunale a commutare una pena detentiva in pecuniaria a uno che ha precedenti per spaccio? Questa commutazione fa ridere gli spacciatori, che alzano soldi senza faticare perché il territorio è strapieno di clienti.
Siamo genitori, in questo territorio, a sentirci abbandonati dalla Giustizia. Archiviazioni, sentenze da circo, prese per i fondelli, risarcimenti per comprare il pane e basta. Come si fa a continuare a credere che il territorio migliori, se serve Brumotti a Corso Italia? Come si fa a credere nella Giustizia, se chi delinque va beatamente a spasso tra noi? Come mai è strapieno di gente ai domiciliari, anche residenti altrove? Ricordiamo la sparatoria in casa del malavitoso pugliese a Nettuno. Ricordiamo che due settimane fa, in piazza ad Anzio, hanno sparato a un cameriere di un locale, e la storia è finita sotto la sabbia: nessuno ne ha parlato».

Territorio male amministrato

Cosa occorre fare, secondo lei?
«Occorre riformare la giustizia subito – prosegue Maria – chi delinque deve essere punito veramente. Deve servire da monito ai tanti che vagano a menare le mani e i piedi. Ma, parlando di qua, di Anzio, sono convinta che il territorio sia male amministrato. Basterebbe fare un mea culpa, dire che questa baracca è impossibile da governare, fare un passo indietro e lasciare posto a un commissario prefettizio. Semplice. Invece si resta incollati alla sedia e si finge di non sentire i lamenti della gente».

Anzio e Nettuno unite dallo stesso “destino”

«Vorrei che Tommaso, Leonardo e tutti i ragazzi offesi del territorio servissero da monito a non delinquere. Se esistesse la pena certa sarebbe diverso. E invece, i nostri figli restano lo zimbello di chi crede di averci fottuto. Esiste l’Universo e saprà lui cosa farne di tutti noi. Nel bene e nel male. Perché la giustizia terrena ad Anzio e Nettuno è latitante», conclude amareggiata Maria.

L’aggressione

Tommaso, come raccontava la mamma anche l’anno scorso, aveva subito un’aggressione brutale. «Lo avevano quasi ammazzato a calci e pugni, buttandolo a terra dopo un cazzotto sferzato in pieno occhio che lo ha fatto svenire e quindi incapace di difendersi, al Borgo di Nettuno, il 14 giugno 2020. I due che lo hanno quasi ammazzato a calci e pugni dopo averlo reso inerme a terra, sono un nettunese che all’epoca aveva 18 anni e un anziate che all’epoca aveva 20 anni.
Il secondo era stato arrestato a giugno del 2021 fa a Lavinio stazione, per spaccio di cocaina, con dosi pronte alla vendita trovate dentro un borsello dentro le sue mutandine. Il nettunese, indagato e denunciato anch’esso, sta tutt’oggi beatamente a piede libero per il paesello. Con una denuncia penale per entrambi, per tentato omicidio e lesioni gravissime, con una prognosi di 90 gg. Orbita frantumata, denti spezzati, emorragia oculare che per 90 gg ha reso cieco Tommaso all’occhio sinistro».

La solidarietà dei cittadini

In tanti hanno commentato il post di Maria, esprimendole solidarietà. E ci si chiede, appunto, dove sia la giustizia. Il pensiero va quindi immediato a quel padre che, poche ore fa, ha provato a farsi giustizia da solo. Un gesto da condannare, spinto dalla disperazione di aver perso un figlio, quel pugile ucciso da una coltellata. Ma che fa riflettere sulla disperazione di chi si sente abbandonato dalla giustizia. 

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