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La “nuova” prostituzione a Pomezia e Ardea: in poche sul marciapiede e i clienti si prenotano su Whatsapp

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Prostituta attende in auto i clienti a Pomezia e Ardea

Niente più falò in strada. Niente più gruppi di ragazze seminude sul ciglio della strada, in attesa di clienti. Chi passa velocemente con l’auto per via Ardeatina o via dei Castelli Romani, potrebbe anche pensare che le varie ordinanze antiprostituzione abbiano sortito un certo effetto. Al massimo, infatti, al posto delle decine di donne che c’erano in strada fino a due anni fa, adesso se ne trovano a malapena un paio. Ma loro sono le sole rimaste alla “tradizione”.

Già, perché nell’era post Covid – anche se in realtà dalla pandemia non siamo ancora usciti – anche nel mondo della prostituzione le cose sono cambiate. Abbiamo quindi deciso di fare un’inchiesta per vedere come e quanto, sia in termini economici che di abitudini.

Com’è cambiata la prostituzione con il Covid

Tra tecnologia e virus, anche il mestiere più antico del mondo si è evoluto. Negli ultimi due anni il fenomeno della prostituzione si è evoluto anche in Italia, dove l’unica cosa che resta ferma è il bigottismo che fa da cornice, oltre a una legge che non si sblocca e che non legalizza questo mercato che altrove consente allo Stato di avere introiti e a chi lo esercita di avere delle tutele. Ormai sulla strada difficilmente si trovano molte ragazze.

Principalmente si trovano transgender di origini sudamericana. In alcune strade, come abbiamo visto, è stato trovato l’escamotage dell’auto. Ma chi può ha preferito “dirottare” gli affari utilizzando gli appartamenti o l’hotel. Più sicuro, più igienico, più tranquillo. Anche se, per il cliente, più costoso. A fronte del costo di 30 euro di una prestazione in strada, infatti, quella in hotel o in casa ha un costo medio di almeno 80 euro. Ma ci sono ragazze che costano anche 500 o 1000 euro. Per trovare i clienti viene in aiuto la tecnologia. Ci sono piattaforme che, in sostituzione degli annunci di una volta, servono proprio a questo. Dentro c’è la foto di chi offre la prestazione, del tipo di servizio offerto e del range di costo, oltre alla disponibilità.

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I numeri

Recenti stime parlano di un mercato legato al sesso che potremmo definire tradizionale che frutta ogni anno un business di 4 miliardi di euro secondo il Codacons. Un giro di clienti di milioni e milioni di cittadini a fronte di circa 90mila operatori. Fornire stime esatte è però complicatissimo considerando che si tratta comunque di un lavoro “sommerso” e spesso legato allo sfruttamento.

“Negli ultimi anni si è assistito ad una progressiva riduzione del numero di prostitute che operano in strada, la cui percentuale rappresenta tuttavia ancora la fetta più consistente, pari al 60% del totale – spiega l’Associazione dei Consumatori Da contraltare si registra una forte crescita nel numero di lucciole che decidono di lavorare in casa o altre strutture non all’ aperto (40%). Della totalità delle prostitute operanti nel nostro paese, il 10% è minorenne, mentre il 55% è costituito da ragazze straniere, provenienti principalmente dai paesi dell’ Europa dell’ Est (Romania, Bulgaria, Ucraina) e dall’ Africa (Nigeria in testa)”.

Le escort

Diverso il caso delle escort che si possono trovare su Internet in decine e decine di siti specializzati. Anche in questo caso, secondo una stima di Escort Advisor, il portale di recensioni di escort più visitato in Europa con oltre 3 milioni di utenti unici mensili solo in Italia (dati:2021), le professioniste del settore sarebbero almeno 120mila. Il che renderebbe il lavoro di escort il quarto gruppo di lavoratori indipendenti del Paese, dietro solo a medici e odontoiatri, avvocati, ingegneri e architetti. Ma davanti a farmacisti, geometri, e perfino infermieri.

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Onlyfans

Il sito è cresciuto in termini di popolarità e volume di affari negli ultimi anni. Oggi, anche in Italia, è utilizzato da numerosi utenti, sia creatori, ovvero coloro che offrono contenuti (e il mercato si sta espandendo alle influencer), e semplici utenti che pagano abbonamenti mensili per accedere a contenuti specifici. Inutile dirlo: Onlyfans, ad oggi, è associato ai contenuti a sfondo erotico/sessuale (anche se virtuale) per adulti e conta un giro di soldi, si stima, di oltre 5 miliardi nel mondo.

Circa 150 milioni di persone usano la piattaforma, una crescita esponenziale pensando che appena nel 2017 il sito contava poco più di 100.000 utenti. E i lockdown, in tal senso, potrebbero avere avuto un ruolo determinante attirando nuovi creator con la prospettiva di guadagni anche molto alti. Basti pensare che si possono arrivare a guadagnare dai 2mila dollari ai 12mila per gli account più piccoli con alcune migliaia di followers, a quelli milionari delle ‘star’ del sito.

Le nostre inchieste sulla prostituzione a Pomezia e Ardea

Tornando al fenomeno sul nostro territorio negli anni ci siamo occupati diverse volte del problema della prostituzione ad Ardea e Pomezia. Nella nostra ultima inchiesta, pubblicata prima della pandemia, avevamo trovato molte ragazze in strada sia di giorno che di notte. Spesso le prestazioni venivano consumate anche in strada e a ridosso delle abitazione.

Nel 2018

Lungo il nostro viaggio avevamo infatti trovato di tutto: le zone sembravano esser ben ripartite tra prostitute di nazionalità romena, che stazionavano lungo la Via Ardeatina, quelle bulgare, che “avevano” invece gli spazi che ricadono sotto il Comune di Roma, ed infine le africane che si trovavano invece nei pressi della stazione.

Il degrado

La situazione pre Covid, denunciavano i residenti, benché atavica, aveva raggiunto condizioni non più tollerabili. In un video, girato in pieno giorno, era stato documentato un rapporto sessuale consumato a ridosso della recinzione del campo sportivo dove ogni giorno si allenano bambini anche piccolissimi; il risultato di tali oscenità era che genitori e dirigenti si ritrovavano quotidianamente a ripulire il piazzale per risparmiare ai propri figli lo spettacolo indecoroso che questi “signori” lasciavano ogni qual volta.

La terra dei fuochi

Di notte poi, come se non bastasse, la situazione si faceva ancora più drammatica. E’ con il buio infatti che la terra di nessuno si trasformava nella “terra dei fuochi”, con tanti piccoli (ma pericolosi) fuochi a bordo strada.

La storia di Alina

Oggi però la situazione è cambiata. Poche le ragazze in strada con la maggior parte che aspetta i clienti in auto (chi ce l’ha). Sono scomparsi anche i pericolosi fuochi che venivano accesi a bordo strada. Una cosa è certa: l’attività di prostituzione in zona è più attiva che mai, sebbene, come documentato, abbia assunto caratteristiche e forme diverse.

Già durante il lockdown si era scoperto che c’era chi violava la quarantena per andare a soddisfare i propri bisogni, magari falsificando i lasciapassare.

“Ma il lavoro era comunque poco, bisognava stare a casa, quindi io ho preferito approfittarne per tornare in Romania, in quel periodo”, racconta Alina (nome di fantasia, ndr). E come lei hanno fatto tante ragazze straniere. Ma adesso sono tornate e se, come accennato all’inizio, in strada non si notano più le ragazze, il motivo è semplice. Sono dentro le loro automobili. Chi invece è ancora fuori, sul marciapiede, è perché non ha una propria macchina. In via Ardeatina, nel tratto che va dalla rotonda che divide i Comuni di Pomezia, Roma e Ardea fino all’altra rotonda, quella che incrocia via della Solfarata, ci sono donne romene e bulgare.

L’intervista

“Le cose, almeno in questa zona, sono cambiate lo scorso inverno”, spiega Alina. “Il freddo era davvero intenso. Tutto è partito da lì. O forse è stata una semplice evoluzione, una sorta di ribellione. Noi non vorremmo stare in strada, cosa credi? Io almeno preferirei lavorare da casa, in regola. Per poter prendere un appartamento in affitto, avere una busta paga, il cud, tutti i documenti regolari. E invece niente. C’è troppa ipocrisia. Siamo costrette a lavorare in nero, buttate qui, con condizioni igieniche precarie. Cerchiamo di arrangiarci. Io personalmente prendo tutte le precauzioni possibili. Se potessi lavorare da casa, invece di 30 euro ne prenderei 70 o 80, potrei lavarmi ogni volta, invece di usare le salviettine. Pagare le tasse sarebbe un piacere, per avere queste comodità. Sarebbe meglio per tutti”.

Alina inizialmente non voleva parlare. Poi invece si confida. È un fiume in piena. A 34 anni fa questo mestiere da 15 anni.

Ma non di continuo. A volte smetto per un po’, e non lo faccio tutti i giorni. Ho due figli, devo badare a loro”. Alina è arrivata in Italia quasi 20 anni fa. All’inizio restava solo un mese o poco più e poi rientrava in Romania, il suo paese d’origine. Poi ha iniziato a trascorrere sempre più tempo in Italia. “Mi piaceva più della Romania”, confessa.

“Lo scorso inverno, con il freddo, alcune di noi hanno iniziato a mettersi nelle macchine, invece di stare nude in strada. Abbiamo visto che si trattava di una miglioria e tutte, tranne un paio, abbiamo seguito l’esempio. Nella brutta stagione si sta al riparo dalle intemperie. D’estate dalle occhiate della gente. E comunque la maggior parte dei clienti arrivano tramite appuntamento, non sono quelli in transito”, racconta.

Ci spieghi come funziona?

“Il cliente sa che sono qui, in auto. Mi manda un messaggio o mi telefona, per sapere se sono libera. Gli rispondo per confermare o per dare un orario diverso. Lui mi raggiunge ed effettuiamo la prestazione”.

In questo modo, spiega Alina, è meglio rispetto al dover stare alla mercè degli sguardi di tutti.

“Restare nude davanti a tutti è brutto, davvero brutto. Anche se sono auto che passano veloci, gli sguardi li senti. Certo, ti abitui, ma così è sicuramente meglio”.

Alina torna al sogno della casa.

“Sto cercando di mettere da parte i soldi per comprarne una. Piccolina, ma mia e dei miei figli. Io non potrei mai prendere un affitto, figuriamoci un mutuo. Non avendo una busta paga non offro garanzie. Conosco amiche che hanno la casa e lavorano lì, è tutta un’altra cosa”.

Ormai la prostituzione viaggia attraverso internet. Il web è pieno di siti che offrono ragazze di ogni tipo. Tu anche utilizzi servizi di questo genere per trovare i clienti?

“Assolutamente no. I clienti che cercano sul web spesso vogliono sesso senza protezioni o hanno richieste particolari. E io non accetto”.

Ma in questi anni hai mai avuto brutte esperienze?

“Per fortuna no. Sono sempre stata un tipo sveglio, so riconoscere al volo le persone. E se vedo qualcuno che non mi piace, non lo accetto come cliente. Adesso, ormai, ho i clienti fissi. Ma in passato sono stata sia brava che fortunata: non mi sono mai capitati – come purtroppo è successo ad altre ragazze – persone cattive, che mi abbiano rapinato o fatto del male”.

Ti è mai invece capitato di innamorarti di un cliente?

“No. È impossibile. Per me sono solo clienti. Stanno qui qualche minuto, poi tornano da dove sono venuti”.

Vorresti cambiare vita?

“Ancora no. Devo ancora raggiungere alcuni obiettivi. Mi servono ancora soldi”.

Quanto riesci a guadagnare in un giorno?

“Dipende dai giorni. A volte 30 euro, a volte 500 o 1.000. Potrei tornare a casa con 300 euro o con niente: non so mai come andrà”.

Tra le ragazze non c’è rivalità, ma neanche amicizia, tranne rari casi. Vige la legge del più forte, si lotta per sopravvivere.

“Se voglio posso anche cambiare posto, ma solo perché sono una tipa tosta, che sa farsi valere. Non è facile stare in strada. Devi imparare a farti rispettare. C’è sempre qualcuno che potrebbe ‘fregarti’. Io ormai ho raggiunto un livello in cui posso venire la sera e stare tranquilla. Ma non è stato sempre così”.

Fai degli orari fissi?

“No. Vado via quando mi stanco o se vedo che non ci sono più clienti. Anche su questo sono molto libera”.

Hai un sogno che vorresti realizzare?

“Vorrei fare l’estetista. Sto già cominciando a fare qualcosa per intraprendere questo percorso. Purtroppo non ho la possibilità di accedere ai fondi della Regione per poter aprire un’attività, quindi devo mettere da parte il denaro necessario. Ma sono convinta di riuscire a farlo. E allora cambierò vita”.

La storia di Jela

“Dopo l’arrivo del Covid le cose sono un po’ cambiate – spiega Jela (nome di fantasia, ndr) – I clienti hanno iniziato a chiedere gli sconti, dicendo che c’era la crisi e che avevano meno soldi. Ma questo non è certo un bene di prima necessità, almeno non nel senso di sopravvivenza. Quindi, se vogliono i nostri servizi, devono pagarli come li pagavano prima. Niente aumenti, ma nemmeno sconti, altrimenti vado a fare un altro lavoro”.

Quali sono i prezzi?

“Sono davvero popolari: 30 euro. Siamo per strada, l’offerta è tanta e purtroppo ci fa concorrenza il web”.

Le ragazze infatti adesso se la devono vedere con i social. Sulle varie piattaforme si trova di tutto. Dalle studentesse che si vogliono pagare gli studi offrendo compagnia e servizi vari fino a casalinghe che cercano di arrotondare le entrate. Ci sono poi le professioniste, inserite in appositi siti dove vengono “schedate” con caratteristiche peculiari e qualche foto per invogliare i potenziali clienti.

E infine c’è una piattaforma, “Onlyfans”, a cui si accede dietro un abbonamento mensile o annuale. Qui il sesso è solo virtuale (e spesso appena accennato), dal momento che si può soltanto “vedere” ciò che la persona seguita pubblica. Eppure ultimamente ha scalzato anche siti ben più spinti e conosciuti, dove i contenuti sono paragonabili a film pornografici.

“Qui i clienti amano il reale. Sono più ‘casarecci’. Io non mi sono iscritta in nessun sito, preferisco venire qui in maniera tradizionale e guardare in faccia i miei clienti, che sono quasi sempre gli stessi”, spiega Jela.

Puoi farci un identikit del cliente tipo?

“Sarebbe impossibile: ho clienti di tutti i tipi e di tutte le età”.

Anche Jela, dopo una comprensibile diffidenza iniziale, si lascia andare alle confidenze.

Ho 49 anni, anche se non li dimostro. Faccio questo mestiere da più di 10 anni. Quando sono venuta in Italia ho trovato solo lavori stagionali, ma io mangio tutto l’anno, non solo per tre mesi. Alla fine mi sono prostituita, perché non trovavo nient’altro. Non volevo tornare al mio paese. Lì non si sta bene. Meglio prostituirsi qui che tornare al mio paese in Romania”.

Anche per lei le giornate, come per Alina, sono un’incognita per quanto riguarda i soldi.

Ci sono giorni in cui guadagno tanto, altri in cui invece si incassa poco: magari una serata va storta e si portano a casa solo 70 euro, altre invece in cui torni con centinaia di euro. Prima l’estate era il periodo migliore, adesso le stagioni si sono livellate. Questo da quando c’è il Covid. Un certo calo lo registro, comunque, rispetto a prima. Gli uomini hanno meno soldi, stanno più attenti a spendere. Vengono magari un po’ meno spesso rispetto a prima”.

Anche per Jela nessun coinvolgimento emotivo con i clienti.

“Non mi è mai capitato di sentirmi attratta da uno di loro. Non li vedo proprio. Sento di colleghe che dicono magari di essersi innamorate di qualcuno, ma non so quanto questo possa essere vero. Forse sono solo attratte dal denaro e dall’idea di poter cambiare vita, di sistemarsi. So di qualcuna che, per conquistare un cliente e farsi dare dei soldi, ha raccontato frottole. Io non lo farei mai. Neanche se davvero mi innamorassi. Non credo nelle favole. Il mio futuro me lo costruisco da sola, senza l’aiuto di nessuno. Io faccio il mio lavoro e basta”.

Quante ore lavori al giorno?

“Arrivo qui verso le 19:30/20:00 e resto fino a quando c’è lavoro. Ma al massimo alle 2:00 vado via”.

Adesso sono le 23:00. Quanti clienti hai avuto finora?

“Quattro”.

Con Jela la buttiamo sullo scherzo. Gli italiani si vantano di essere degli amanti focosi. È vera questa cosa?

“Non mi risulta. C’è chi funziona, ma la maggior parte durano pochissimi minuti, 5 o 10 al massimo. Un discorso a parte lo devo fare per chi arriva qui mezzo ubriaco, o comunque che ha bevuto. Loro non ci riescono proprio, a concludere”.

Ti pagano lo stesso?

“Certo. Se vedo che la cosa non va, gli dico stop, sarà per la prossima volta e mi faccio pagare. A volte capita, magari perché sono troppo stanchi. Loro accettano la défaillance, saldano e salutano. E ci rivedremo quando magari si sentiranno più in forma”.

Ti sono mai capitati minorenni?

“Ci hanno provato. Ma li ho sempre rifiutati. Ho la mia etica, non andrei mai con un ragazzino. In compenso posso dirti l’età del mio cliente più anziano. Ha 71 anni. È uno sportivo e dà una pista a tanti giovani. Merito della vita sana che svolge. Sport, niente alcol o droghe. Ecco, questo è un consiglio di vita che voglio dare a tutti gli uomini: fate come lui…”.

Chi sono i clienti delle prostitute a Pomezia e Ardea

Ma chi sono i clienti? Se una volta dalle prostitute andavano gli uomini timidi, quelli con problemi fisici o psicologici, chi non riusciva ad avere una relazione, oppure i ragazzi che volevano provare le loro prime esperienze, adesso non è più così. L’identikit del cliente medio fotografa uomini di età compresa tra i 30 e i 60 anni. Si tratta di persone perlopiù sposate, che vogliono evadere dalla quotidianità. Adesso, rispetto al passato, si sta più attenti alla salute. E la salvaguardia arriva proprio dalle operatrici, non dai clienti, che invece insistono per avere rapporti non protetti.

Per ottenerli, sono disposti a pagare molto di più. Il fenomeno della prostituzione ancora oggi è prettamente femminile. Quella maschile raggiunge solo un volume che oscilla tra il 5% e il 10% rispetto a quella femminile. Ma la prostituzione maschile ha meccanismi diversi. Difficilmente si trovano uomini sui siti. È invece facile trovare transgender. Gli uomini, invece, utilizzano apposite chat. Ci sono poi locali in cui si va appositamente. La prostituzione maschile è molto più difficile da monitorare rispetto a quella femminile, sia che si tratti di prostituzione omosessuale che rivolta verso le donne. Intanto, secondo fonti Eurispes, la legalizzazione della prostituzione trova favorevoli attualmente circa la metà degli italiani. Sono infatti il 49,1% coloro che pensano sia giunto il momento di “mettere in regola” uomini e donne che fanno questo lavoro.

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