Home Ambiente Regione Lazio, nel 2020 differenziata al 70%. I dati dicono altro

Regione Lazio, nel 2020 differenziata al 70%. I dati dicono altro

Foto de IlPost.it
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  Se nel precedente articolo https://www.ilcorrieredellacitta.com/ambiente/il-piano-gestione-rifiuti-del-lazio-ed-il-termovalorizzatore-costato-12-milioni-di-pezzi-mai-usati.htmlin cui parlavamo della nuova proposta di piano rifiuti presentata dalla giunta Zingaretti, vengono attribuiti poteri quasi taumaturgici al progetto (tutto sulla carta) di un compound di rifiuti a Colleferrro, non si può che mostrare altrettanto stupore per la grande fiducia nelle proprie potenzialità dimostrata da Ama. Praticamente, tutte le stime di merito che vedono il rapido precipitare dei quantitativi di rifiuti da conferire in discarica o negli inceneritori (fatto fondamentale per far quadrare, sempre sulla carta, i numeri del piano) nei dati della Regione Lazio, gravitano intorno a Colle Sughero, a Colleferro (come abbiamo visto in precedenza) e dall’altra sulla sede di via Calderon de la Barca di Ama, a Roma. Quest’ultima dovrà essere capace, secondo proprie stime, di una crescita dei numeri della raccolta differenziata che non conosce uguali nella sua storia. Tutto per permettere ai numeri di quadrare.

Crollo di inceneritori e discariche

Dal piano rifiuti infatti, “anche grazie ai nuovi scenari” che vengono prospettati, risulta che ci sarà un calo sostanziale dei rifiuti da conferire in termovalorizzazione entro il 2025 nel “peggiore dei casi”, entro il 2022 se Colleferro entra subito a regime e Ama compie i miracoli promessi.

Come possiamo leggere in queste tabelle, grazie all’insieme di questi fattori positivi che la Regione intende introdurre, ecco che il peso dei rifiuti da condurre agli inceneritori presenta dati da decrescita felice. La comoda soglia sotto la quale bisogna viaggiare è 400mile tonnellate, che è il limite di capacità massima del termovalorizzatore Acea di San Vittore. Per questo motivo, non si ritiene che nel Lazio servano nuovi termovalorizzatori, nonostante la questione della combustione del CSS sia uno dei principali fattori scatenanti dell’impossibilità degli impianti di trattare sul territorio. E poi c’è la questione delle discariche. Il piano qui è chiaro e veritiero nel descrivere la situazione impiantistica per quanto riguarda lo stoccaggio al momento. Infatti, nella Regione Lazio restano effettivamente solo quattro discariche attive, una delle quali sarebbe destinata a fermarsi (l’unica “pubblica”, quella della Lazio Ambiente, a Colleferro).

Ai privati, quindi, il compito di gestire quel che resterà del mercato delle discariche e da una parte c’è il magnate delle discariche ciociaro Valter Lozza con la sua Mad, lanciatissima con progetti di allargamento sia a Fosso crepacuore e a Roccasecca, dall’altra la Ecologia Viterbo, una delle infinite stelle della galassia Cerroni anch’essa in odoro di allargamenti. Ma comunque, il fatto che la “torta” del conferimento finale se la possano gestire solo due operatori è figlio di un fatto: i numeri del piano dicono che sarà possibile. E allora vediamo cosa farà Ama per far coincidere questi numeri con una ipotetica realtà.

Lo “show dei record” di Ama che fa quadrare i conti (sulla carta)

Dunque, tutto gira intorno alla Raccolta Differenziata, che al momento nel Lazio non è eccelsa. E Roma (gestione Ama) non fa certo eccezione. Nella Capitale infatti, la tendenza di Raccolta differenziata è aumentata del 27,4% in dieci anni, passando dal 16.9% del 2007 al 44.3% del 2017. La media di crescita è quindi del 2.7% annuo, con due record massimi, toccati nelle annualità 2012/2013, quando la crescita in un solo anno è stata del 5.4% e dell’annualità successiva. Tra il 2013 e il 2014 infatti, la percentuale di raccolta differenziata è salita di ben il 6.2% a Roma. Un bel record, che è appunto il miglior risultato storico nel decennio di Ama. Ma vediamo invece cosa prevede per Roma il piano, secondo le stime di Ama: